martedì 22 maggio 2012

Come i bambini disegnano il cielo


Città ferite.  Brividi della terra. Pezzi di case.
(Sono anch’io una città …). Fughe nei campi.
 I capannoni dell’Emilia si sfanno
Come capanne. Campane mute (come i tuoi occhi)

Emorragia dagli svincoli. Verso Milano …

A quale polso hai appeso il mio ricordo al quarzo
Che si cancella dopo un quarto d’ora?
L’embolo era nelle tangenziali. O forse nella tua bocca
Che si nutriva di muri.  

Un terremoto nel terremoto … Di noi cosa pensi?
Ha mai pensato Qualcosa di noi?
Noi siamo condannati a scegliere. Ma non sappiamo perchè.

La terra non ha colpa (puoi dirti innocente?) anche se uccide.
Siamo noi (io mi sono già condannato) ad assediarla.

Come i bambini disegnano il cielo:

Un rettangolo azzurro che non tocca la terra.  E in mezzo
resta sempre un foglio bianco da riempire di sogni.

Se vai in Sinigallia, ti prego, vendi i miei sogni
Al prezzo che vuoi.

Il sismi non si prevedono. Ognuno
Dopo si tiene le sue macerie. (Il mio cielo
tocca l’asfalto). Le sue miserie.
(posso raggiungerlo anche strisciando)

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