Città ferite. Brividi
della terra. Pezzi di case.
(Sono anch’io una
città …). Fughe nei campi.
I capannoni dell’Emilia si sfanno
Come capanne.
Campane mute (come i tuoi occhi)
Emorragia dagli
svincoli. Verso Milano …
A quale polso hai
appeso il mio ricordo al quarzo
Che si cancella
dopo un quarto d’ora?
L’embolo era nelle
tangenziali. O forse nella tua bocca
Che si nutriva di
muri.
Un terremoto nel
terremoto … Di noi cosa pensi?
Ha mai pensato Qualcosa
di noi?
Noi siamo
condannati a scegliere. Ma non sappiamo perchè.
La terra non ha
colpa (puoi dirti innocente?) anche se uccide.
Siamo noi (io mi
sono già condannato) ad assediarla.
Come i bambini disegnano il
cielo:
Un rettangolo
azzurro che non tocca la terra. E in
mezzo
resta sempre un
foglio bianco da riempire di sogni.
Se vai in
Sinigallia, ti prego, vendi i miei sogni
Al prezzo che vuoi.
Il sismi non si
prevedono. Ognuno
Dopo si tiene le
sue macerie. (Il mio cielo
tocca l’asfalto).
Le sue miserie.
(posso raggiungerlo
anche strisciando)