La mia generazione ha perso,
cantava Giorgio Gaber:
sono pingui ormai gli studenti barbuti
del Sessantotto. Il loro impegno si è spento
nel colesterolo.
Nel ’76 mio padre non lanciava
le molotov fra i piedi del potere …
mia madre non rivendicava:
cullavano un figlio nato – come tutti – per sbaglio.
Non so se mai sono stati al gioco degli ideali:
io da sempre me li ricordo inermi.
Fuori dal campo. Mai vincenti. Mai vinti.
La mia generazione … a quando?
Quando finirà lo standby,
per noi nati dopo gli anni di piombo
per noi cresciuti negli anni di fango.
Per noi che ci siamo innamorati
Fra tangentopoli e le ultime pozzanghere
del Disgelo. Per noi che leggevamo
la Guerra Fredda sui libri, sulle macerie
del Muro di Berlino ed ora non abbiamo
un abbecedario per la Seconda Repubblica,
un piano per sopravvivere alla guerra santa.
A quando la prossima generazione?
Forse i pulcini degli anni Novanta
Saranno uccelli dalle ali più forti:
avranno nuove idee e l’interesse
di far nascere un mondo nuovo.
Io li aspetto. E sto fra i pingui piccioni.
Cerco il becchime, volo basso nello spazio angusto
che corre fra due millenni …
Mi consola soltanto il fatto
che chi non fa non falla: la mia generazione
Non ha sulla coscienza alcun orrore,
non ha trasformato il mondo in un posto peggiore:
quelli che ora decidono l’embargo,
l’imbarco, il riarmo, l’aliquota,
la quota di militi del grande macello
hanno 70 anni … o poco meno.